Italdesign Namir

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I tratti incofondibili della matita di Giugiaro hanno disegnato questa concept supersportiva, la Namir (in arabo significa tigre), frutto della collaborazione tra Italdesign e Frazer-Nash, società specializzata nella progettazione di sistemi ibridi.

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Malgrado le forme da bolide possano far pensare il contrario, il cuore della vettura è ecologico: ha un sosfisticato motore rotativo di 814 cm3 abbinato a quattro propulsori elettrici, uno schema che promette emissioni di CO2 da scooter (60 g/km) e percorrenze di 39 km al litro.

 

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L’apparenza, comunque, inganna solo in parte, perché la Namir è davvero un “missile”: dovrebbe raggiungere i 300 orari con accelerazioni brucianti grazie all’energia dei moduli elettrici.

 

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Due posti secchi, muso lunghissimo e affusolato, cabina di comando da nave spaziale testimoniano un design al limite della provocazione, a cui Giugiaro ci ha ormai abituato con le sue più recenti concept, come la Quaranta.

 

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Altrettanto avanzata è la meccanica: chassis monoscocca in fibra di carbonio, trazione integrale elettrica (con i motori collocati su ogni singola ruota), motore termico in posizione centrale, sospensioni a triangoli.

 

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L’energia necessaria per alimentare il climatizzatore è fornita in parte dai pannelli solari. Un’altra soluzione altamente tecnologica sono gli schermi touch screen nell’abitacolo che forniscono informazioni sullo stato di carica delle batterie.

 

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Al battesimo virtuale sulla pista di Monza la Namir ha fatto registrare un tempo sul giro pari a 1’51”, ma per il momento si tratta solo di una simulazione al computer. Ancora per poco perché, come ha sottolineato Fabrizio Giugiaro, “questa vettura non è soltanto un esercizio di stile”. 

 

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Fonte: quattroruote.it

 

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Oldsmobile Incas – Italdesign Incas

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L’architettura generale della Oldsmobile Incas si rifà alla Medusa del 1980, una berlinetta cinque porte, quattro posti a motore centrale. Tuttavia l’incas, grazie al sistema di apertura delle porte (anteriori a cupola mobile come sulla Quaranta, posteriori ad ala di gabbiano) e alla forte immagine sportiva, è più una vettura esotica, un coupé a quattro posti.

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Della berlina mantiene comunque l’abitabilità, la quota da pedale freno a schienale posteriore è identica a quella della Lancia Thema.
L’interno è votato al massimo comfort, invede dei sedili ci sono vere e proprie poltrone che avvolgono i passeggeri.

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Il volante è ispirato ad una cloche aeronautica ed è ispirato ad alcune richerche di marketing condotte in Giappone dalla Mazda secondo cui le giovani generazioni di acquirenti di auto, cresciute con i videogame, preferisce appunto la cloche al posto del volante tradizionale.

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La cloche richiede un angolo di sterzo di soli 90º per lato, nell’impugnatura di destra si trovano i comandi di cambio, condizionatore, tergicrisalli, quella di sinistra luci, indicatori di direzione impianto stereo e cruise control. Il clacson è su entrambe le impugnature.

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Sulla Incas molte sono le soluzioni tecniche e stilistiche presenti nei prototipi precedenti e rielaborate allo stato attuale dell’arte: la cupola della Testudo, le porte della Tapiro, il finestrino della Boomerang e il tetto in vetro della Etna.

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Porsche Tapiro – Italdesign Tapiro

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Il punto di partenza è la Volkswagen Porsche 914/916, ma nulla rimane della vettura di serie. L’andamento formale si rifà alla De Tomaso Mangusta di produzione più che all’Iguana presentata come dream car solo l’anno prima.

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Le linee sinuose e morbide tipiche degli anni ’60 lasciano qui spazio a linee nette, raggi costanti e spigoli decisi.
Nasce qui il cuneo, che tornerà in moltissime vetture degli anni a venire.

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Le porte e i cofani sono una soluzione esotica molto in voga all’epoca: ad ala di gabbiano sia per i passeggeri sia per il vano motore.

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Ciò ha imposto la progettazione di una struttura centrale in acciaio “a croce”che longitudinalmente regge gli incernieramenti di porte e cofani mentre trasversalmente diventa roll-bar.

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I fari, a scomparsa, sono protetti da una palpebra quadrata.

La curiosità
Acquistata da un privato, la Volkswagen Porsche Tapiro va incontro ad un destino crudele: prototipo unico al mondo, negli anni ’80 viene ritrovato completamente bruciato in seguito ad un incidente stradale.

Fonte: italdesign.it

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Ford Maya – Italdesign Maya

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Pensata per una piccola produzione giornaliera, la Maya è un prototipo realistico, progettato per mantenere il più possibile gli investimenti di industrializzazione.
La linea è tipicamente a cuneo e ricorda prototipi come Mangusta, Boomerang o Tapiro, ma con una maggiore morbidezza necessaria a garantire un Cx di 0,28.

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Destinata al mercato americano, il frontale adotta un paraurti di tipo soft-nose, materiale plastico deformabile riempito di resine poliuretaniche.
Il tetto si smonta velocemente e può essere appositamente riposto nel bagagliaio posteriore trasformando la Maya in una versione targa.

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All’interno, il volante ospita al centro un disco che raccoglie i comandi di tutte le funzioni della vettura, proseguendo la ricerca in materia avviata con la Medusa.

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Il motore, montato trasversalmente davanti all’asse posteriore, è un prototipo sperimentale della Ford USA da 3 litri, 6 cilindri a V di 60º con 4 valvole per cilindro in grado di erogare 250 cv.

Fonte: italdesign.it

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Italdesign Proton EMAS 3

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Italdesign di Giorgetto Giugiaro, per celebrare il quarantennale della sua attività da noto designer, ha presentato all’ottantesima edizione del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra (4‐14 marzo 2010) una gamma di vetture a basso impatto ambientale, progettate insieme al costruttore malese Proton (Perusaharan Otomobil Nasional), proprietario del marchio Lotus.

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Il primo concept frutto di tale collaborazione è una vettura a sistema di trazione ibrido compatta con un motore elettrico principale agli ioni di litio e uno termico che ha la funzione di ricarica il primo, questa vettura eco compatibile dovrebbe andare a fare concorrenza alla Panda, risultato di uno studio di diversi anni, unisce in se lo spazio interno di una berlina del segmento D pur mantenendo le dimensioni di una vettura del segmento A, infatti presenta le dimensioni di un’utilitaria 3.55 metri, quattro posti con sedili scorrevoli e indipendenti che assicurano comfort e comodità.

 

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La Proton-Italdesign è una vettura inedita per il suo segmento con il motore endotermico posizionato anteriormente, le batterie poste nella parte posteriore e il sistema di trazione in posizione centrale lo spazio e i pesi sono ottimizzati in maniera ottimale. Compatta ma a cinque porte questa nuova city car è basata su una piattaforma che prevede un rialzamento in grado di ospitare le batterie nella zona posteriore.

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I sedili sono alti da terra così da agevolare l’accesso, l’abitabilità interna è stata studiata nei minimi particolari, lo spazio interno spazio e luminoso la rende maxi dentro e mini fuori, inoltre i fortunati possessori godranno di una dotazione tecnologia all’avanguardia, il sistema ibrido è simile a quello della Chevrolet Volt in quanto il motore a scoppio non è collegato alle ruote.

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Italdesign comunque ha dato vita pure ad un altro concept una coupè dal design particolare: corpo unibody in carbonio, pianale piatto, assenza del tunnel centrale di trasmissione, apertura e chiusura da un unico portellone anteriore che si muove insieme alle portiere laterali.

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La vettura sportiva inoltre è arricchita con sistema di pannelli solari in grado di accumulare fino a 250W per alimentare i circuiti elettrici. Il propulsore svilupato in collaborazione con la Toyota si compone da un motore a benzina V6 da 3.3 litri e due unità elettriche con trazione integrale per 272 CV di potenza.

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Italdesign – Toyota Volta

toyota-volta-0.jpgOggi parliamo di una concept-car non proprio nuovissima. La Italdesign-toyota Alessandro Volta. Fu presentata nel 2004 anche se ancor oggi osservandola, si notano non pochi futuristici particolari.

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La toyota volta è un pò il simbolo di passione motori, ma veniamo alle informazioni:

Effetto della globalizzazione, apertura delle potenzialità fuori dai confini, tutto è possibile, certo è che Toyota, per confezionare una vettura gradevole ai gusti occidentali e, fors’anche a quelli asiatici, si è affidata all’Itadesign e Giugiaro insieme. Il prodotto così confezionato è stato portato a Detroit e lì pare abbia fatto…faville.

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Si chiama Volta, la concept frutto della collaborazione fra queste tre aziende, se consideriamo che Giugiaro non è solo un designer ma un’industria vera e propria; monta un potente propulsore benzina da 3,3 litri a 6 cilindri con 408 cavalli di potenza, di fabbricazione Lexus, e, quel che più sorprende è che anche un ibrido, con due motori elettrici, uno per asse.

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Leggera la carrozzeria, interamente costituita da fibra di carbonio e il coupè derivato da questa concept, pur mantenendo ingombri ridotti all’esterno, mantiene un’alta confortevolezza per tutti e quattro i passeggeri.

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Che Volta possa o meno diventare una vettura definitiva, non lo sanno bene neanche alla Toyota, tuttavia, una cosa è certa, i giapponesi han le idee chiare, come sempre e con Volta, han dimostrato al mondo intero che si possono costruire bolidi a bassissimo impatto negativo ambientale.

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Credenziali Doc per questa futura  supercar ibrida  Toyota, che monta un motore sei cilindri di 3300 centimetri cubi in posizione posteriore  e due unità elettriche, una per ciascun asse.

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Il motore Hybrid Synergy Drive® sviluppa 408 cavalli e spinge Volta ad una velocità massima di 250km/h, con un accelerazione 0-100km/h di 4,03 secondi. I consumi sono ovviamente ridotti attestandosi ad una media di 7.43 litri  per 100 km e un’autonomia di 700 km.

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Uno dei tratti più caratteristici di questa concept è la struttura dell’abitacolo, che permette la sistemazione di tre posti passeggero sulla medesima riga, cosa non da poco, soprattutto se consideriamo le dimensioni dell’auto, larga poco più di 2 metri e lunga 4,3.

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In più grazie alla tecnologia drive-by-wireè possibile posizionare i comandi di fronte  a ciascuno dei passeggeri.  Esteticamente molto filante la Toyota Volta è dotata in questa sua versione concept di un telaio superleggero in fibra di carbonio che ne esalta le qualità dinamiche.

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Le ruote anteriori sono delle 245/40 ZR19 mentre quelle posteriori sono 285/40 ZR19.

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Italdesign Scighera

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Il telaio, interamente costruito come tutta la vettura nei laboratori dell’Italdesign, è in alluminio con elementi in fibra di carbonio.
Alla sua struttura portante è ancorata la carrozzeria, anch’essa in alluminio, in cui è ancora possibile ammirare l’abilità artigianale dei battilastra, vanto dell’azienda torinese. Il motore è montato posteriormente.

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La Scighera, che sfoggia sul frontale uno scudetto Alfa Romeo, è animata dal potente V6 3 litri della Casa di Arese rielaborato dalla stessa Italdesign, che lo ha trasformato in un biturbo con compressore volumetrico portando la potenza massima a 400 CV a 7500 giri/min. La trazione è sulle quattro ruote, il cambio sequenziale a sei marce con frizione elettronica, è posizionato centralmente.
Le sospensioni presentano una soluzione inusuale per una vettura stradale: come le monoposto di Formula 1, quella anteriore utilizza un monoammor-tizzatore centrale, lasciato volutamente in vista sulla plancia. La sospensione posteriore segue lo schema “push-rod” a triangoli sovrapposti con i due ammortizzatori trasversali in posizione centrale.

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L’ampio cofano anteriore ha nel raccordo con i parafanghi una delle sue peculiarità principali. Il frontale è anche la vista in cui si percepisce maggiormente l’immagine di marca Alfa Romeo.
Sul cofano, due sportelli si aprono in velocità come avviene con gli alettoni.
La coda è dotata di un ampio spoiler che si solleva automaticamente oltre i 140 km/h.

Italdesign Scighera GT Specifications
General Engine Performance
Origin : Italy
Weight : 1452 kg
Layout : Mid Longitudinal Engine/4WD
Transmission : 6-Speed Manual
Type : Alfa Romeo Twin Turbo V6
Displacement : 2959 cc
Power : 400 bhp (298.3 kW) @ 7500 rpm
Performance: 0-100km/h 4.9 seconds
Top Speed : 293km/h

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