Opel Mokka

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La Opel Mokka è un SUV di piccole dimensioni prodotto dal colosso statunitense General Motors a partire dal 2012 e commercializzato nell’Europa continentale con il marchio Opel, nel Regno Unito con il marchio Vauxhall e in Nordamerica ed in Cina come Buick Encore.

 

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La Opel Mokka è stata presentata per la prima volta al pubblico nel marzo 2012, in occasione del Salone di Ginevra, e sancisce il debutto del marchio di Rüsselsheim nel segmento dei SUV compatti. Per l’avvio della commercializzazione effettiva, però, la data è stata spostata di oltre sei mesi, e più precisamente al 6 ottobre 2012, quando anche il Salone di Parigi è arrivato alle sue battute finali.

 

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Esternamente la Mokka riprende in chiave leggermente più moderna l’impostazione del corpo vettura tipico della sorella maggiore Antara, della quale per molti versi appare come una versione in scala ridotta. La parte più caratterizzante è quella relativa al frontale, dominato dai grandi gruppi ottici che stilisticamente ricordano molto quelli della berlina Insignia, ma anche quelli della “media” Astra. Anche l’imponente calandra fa bella mostra di se’ sul muso, mentre nella parte inferiore del frontale, l’idea di vettura non solo “da asfalto” è data anche e soprattutto dal massiccio scudo paraurti, in gran parte non verniciato e che integra gli alloggiamenti laterali per i fendinebbia.

 

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La vista laterale è invece quella che consente di scorgere il lavoro svolto dagli stilisti per conferire un pizzico di grinta al corpo vettura. Ciò è visibile osservando per esempio il padiglione dall’andamento leggermente spiovente, la linea di cintura che nella zona posteriore si protende verso l’alto oppure il montante posteriore fortemente inclinato ed infine il piccolo accenno di spoiler posteriore. Anche in questo caso, la zona sottoporta è rivestita in plastica grezza, mentre poco sopra si scorge la nervatura laterale tipica del corso stilistico della Opel intrapreso già da qualche anno e che aveva debuttato cinque anni prima con il lancio dell’Insignia.

 

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Quanto alla coda, la Mokka è caratterizzata da un lunotto non molto ampio e da un portellone che nella zona inferiore va ad incassarsi nel resto della coda e non ne segue il profilo naturale. Anche qui, il grande e massiccio paraurti è per la maggior parte in plastica grezza, ma con in più anche un parasassi che emerge dalla zona centrale del paraurti.

 

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L’abitacolo della Mokka è ricco di novità all’insegna dell’ergonomia e del confort. Vanno prima di tutto menzionati i sedili certificati AGR (Aktion Gesunder Rücken e.V., un team di specialisti nel campo della salute posturale). Il posto guida è alto e confortevole, e consente una buona visuale della strada. Sono presenti inoltre 19 vani portaoggetti di varie dimensioni.

 

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La Mokka sfrutta la piattaforma Gamma II, già utilizzata ad esempio nella quarta generazione della Corsa e peraltro condivisa anche con il crossover Trax, anch’esso esordiente nell’autunno 2012. Perciò si ritrovano soluzioni già viste in altri modelli del gruppo GM, come ad esempio l’avantreno di tipo MacPherson ed il retrotreno a ruote interconnesse.

 

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Al suo debutto, la Mokka è disponibile in tre motorizzazioni, di cui due benzina e una diesel:

1.4 16V Turbo: è il motore A14NET da 140CV con turbocompressore. È lo stesso attualmente in uso su numerosi modelli Opel (tutta la gamma Astra e la Zafira);

1.6 16V: si tratta del motore A16XER da 115CV utilizzato in passato sulla Astra;

1.7 CDTI: turbodiesel commonrail da 130CV già usato su altre vetture della casa come la Corsa, Astra e Meriva.

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La Mokka è disponibile, a seconda delle motorizzazioni, con trazione anteriore (2WD) o integrale (4WD). In particolare, la versione 4WD sarà di serie per la 1.4 Turbo e a richiesta per la diesel. Il 1.6, invece, è disponibile solo nella versione 2WD. Nel caso di versione con trazione 4×4, la Mokka fornisce il sistema Adaptive 4×4 Allradantrieb, vale a dire un sistema “intelligente” che inserisce la trazione al retrotreno solo in caso di fondo sdrucciolevole o accidentato, ma che in condizioni normali indirizza la coppia motrice esclusivamente sull’asse anteriore. Il cambio di serie è manuale a cinque rapporti per il 1.6, e manuale a sei rapporti per gli altri motori. A richiesta solo per la versione CDTI il cambio automatico.

 

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Gli allestimenti sono tre, il base , l’intermedio Ego e il più ricco e accessoriato Cosmo. Di serie per tutte le versioni il clima (automatico bizona per la Cosmo), il cruise control, l’ESP, 6 airbag, i fendinebbia, la radio CD MP3 con 7 casse. La versione Cosmo offre di serie gli interni misto pelle/tessuto e i cerchi in lega da 18 pollici bruniti. A richiesta è possibile avere il navigatore con comandi vocali e telecamera posteriore, i fari bixeno autoadattivi, l’Opel Eye di seconda generazione e gli interni in pelle. Per quanto riguarda gli accessori più particolari, merita una menzione il sistema FlexFix che consente il trasporto di più biciclette, le quali possono essere fissate su un cassettino estraibile dal paraurti posteriore, cassettino che costituisce appunto il sistema FlexFix.

 

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Il progetto che ha portato alla nascita della Mokka è stato coordinato dalla General Motors in maniera tale da poter proporre la vettura nei diversi marchi tradizionalmente legati ai principali mercati. Il sito produttivo principale della Mokka è stato fissato presso lo stabilimento Bupyeong-Gu, che una volta apparteneva alla Daewoo ed oggi è noto invece come GM Korea. Per il mercato cinese, però, è stato attivato in tal senso anche lo stabilimento GM di Shanghai.

La produzione è partita a settembre 2012. Le prime consegne avvengono a partire dal novembre dello stesso anno.

 

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Motorizzazioni

 

Modello – Potenza – Vel. Max(km/h) – Accelerazione 0-100 (km/h) 

 

Versioni a benzina

 

Mokka 1.4 16V Turbo 4WD – 140CV – 186 – 9″9

Mokka 1.6 16V 2WD – 115CV – 170 – 12″5

 

Versioni a gasolio

 

Mokka 1.7 16V CDTI 2WD – 130CV – 187 – 9″9

Mokka 1.7 16V CDTI 4WD – 130CV – 184 – 10″5

 

Opel Calibra

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L’Opel Calibra è una coupé di fascia medio-alta, prodotta dalla Casa automobilistica tedesca Opel dal 1989 al 1997.

 

Durante la seconda metà degli anni ottanta, l’Opel Manta B, coupé di fascia medio-alta in listino fin dal 1975, stava rapidamente perdendo clienti ed i suoi dati di vendita stavano vertiginosamente precipitando. Inoltre il mercato giapponese stava cominciando ad invadere l’Europa con le sue coupé (Toyota Celica per prima). Era chiaro che una vettura del genere, il cui progetto risale alla prima metà degli anni settanta non poteva più essere competitiva: i 13 anni in cui è rimasta in listino hanno visto la concorrenza farsi molto più agguerrita e la Manta ha finito per diventare la meno appetibile del gruppo, anche a causa di motorizzazioni, come la 1.3, tutt’altro che sportive.

 

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Era necessario, quindi, voltare decisamente pagina e iniziare a pensare ad una coupé completamente nuova, sotto tutti i punti di vista, anzi, doveva proporre anche un design all’avanguardia, per far capire al mondo che l’Opel non aveva affatto esaurito le sue carte nel campo delle sportive stradali.

 

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Come base si scelse quella della Vectra, la berlina sostituta della Ascona il cui lancio non era ancora avvenuto, ma era in ogni caso imminente. Il design della carrozzeria fu affidata a Wayne Cherry, che in quel periodo si stava occupando anche della stessa Vectra. Cherry impostò lo studio della carrozzeria del nuovo modello alla galleria del vento, per ottenere una linea molto profilata. Anche per quanto riguardava la gamma motoristica, la nuova vettura doveva rompere con un passato fatto di motorizzazioni piccole, poco potenti e quindi anche poco attraenti dal punto di vista commerciale. Senza nessun compromesso, si scelse di prendere come motorizzazione base un 2 litri da 115 CV. Nel 1989, la nuova vettura era pronta al debutto.

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Presentata al Salone dell’automobile di Francoforte nel settembre 1989 con il nome di Calibra, si mostra subito elegante e spaziosa, dotata di una tecnologia avanzata. Stupisce per l’incredibile cx di 0.26 della versione base, per la carrozzeria assai profilata e per il frontale dotato di avveniristici gruppi ottici sottili, rettangolari ed a sviluppo orizzontale.

Sul mercato italiano arriverà alcuni mesi dopo, nel giugno 1990.

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La produzione venne divisa tra gli stabilimenti tedeschi di Rüsselsheim e quelli finlandesi di Uusikaupunki, appartenenti alla gruppo General Motors, e quindi anche alla Opel.

La gamma iniziale della Calibra era semplificata e comprendeva solo due versioni: la motorizzazione di base era un 2 litri a due valvole per cilindro da 115 CV. L’altra versione montava sempre un 2 litri, ma con distribuzione a 4 valvole per cilindro. Tutti i motori erano ad iniezione e dotati di catalizzatore. Già 29.431 esemplari furono venduti solamente nel primo anno di produzione.

 

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Nel 1991 vengono prodotte 97.433 vetture e nello stesso anno viene proposta un’evoluzione dotata di un motore turbocompresso in grado di sviluppare 150 kW (204 CV), cambio a 6 marce (con sesta di potenza) e 4 ruote motrici. Il motore che la equipaggia, il C20LET, è direttamente derivato dalla versione 2.0 16v aspirata, il C20XE, in grado di sviluppare 110 kW (150 CV). Nasce così la Calibra 2.0 16V Turbo 4×4, dotata di prestazioni di assoluto rilievo (245 km/h, da zero a cento km/h in 6,7″) ed ecologica (catalizzatore metallico di serie).

 

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Nonostante il mercato giapponese stesse proponendo sempre più modelli anch’essi molto accattivanti (oltre alla Celica, furono introdotti anche la Mitsubishi Eclipse, la Honda Prelude e la Nissan 200SX), la Calibra non sembrò accusare di molto la concorrenza e continuò a raccogliere consensi. Nel mercato italiano l’unica spina nel fianco della Calibra era rappresentata dalla Fiat Coupé, anch’essa un buon successo commerciale.

Nel 1993 viene introdotta una nuova versione della Calibra denominata Color Edition; si distingue per le nuove tinte, dotata di interni in pelle lussuosa nera o beige e una nuova gamma di cerchi in lega a cinque raggi.

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Nel 1994 tutta la gamma beneficia di un lieve restyling: per l’occasione viene installato sulla vettura un V6 da 2,5 litri capace di erogare una potenza di 125 kW (170 CV). Si apre così l’era dei motori ecotec, che si contraddistinguono per un livello di inquinamento inferiore alle precedenti motorizzazioni, anche se meno prestanti. Viene messo sul mercato il nuovo modello 2.0i 16v con motore X20XEV che sviluppa 100 kW (136  CV) rimpiazzando la versione precedente (2.0i 16v da 110 kW -150 CV-). Il motore turbocompresso rimane invariato, ma viene rinominato “ecotec” per motivi commerciali.

 

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La produzione dell’Opel Calibra termina nel 1997 con un ammontare di 238.647 esemplari prodotti, Opel dovette addirittura riprendere una produzione supplementare in Finlandia per soddisfare la domanda. La produzione ebbe fine nell’estate dello stesso anno.

A distanza di anni ancora oggi tante le calibra in circolazione e molteplici i club di appassionati in giro per il mondo.

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L’Opel Calibra si distingueva dagli altri modelli sportivi sul mercato grazie alla sua linea innovativa e filante (tuttora moderna e inimitata), l’opportunità di ospitare 4 passeggeri (unica coupé con 4 posti veri e comodi) e la capacità di 300 litri del bagagliaio, ottimamente sfruttabile anche in presenza di sedili posteriori ribaltabili asimmetricamente, che permettevano di poter usufruire di bagagliaio da station wagon. Inoltre, a differenza di altre vetture sportive dell’epoca, era un’auto anche da utilizzare normalmente nel traffico e nella guida di tutti i giorni, potendo contare su un comfort, una elasticità dei motori (specie il C20LET della Turbo 4×4) ed una economia di esercizio del tutto comparabile a una berlina.

 

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La silhouette della Opel Calibra era frutto di una minuziosissima ricerca in galleria del vento (oltre 4000 ore di test). Grazie ad un così elevato grado di penetrazione aerodinamica, le prestazioni, soprattutto velocistiche, erano di primo livello. Già la motorizzazione d’ingresso permetteva alla coupé tedesca di oltrepassare i 205 km/h. La 16v arrivava a ben 227 km/h effettivi e la Turbo 4X4 (motore C20LET), forte di 204  CV e di cambio a 6 marce, sfiorava i 250 km/h e raggiungeva i 100 km/h da fermo in 6 secondi e 7, aiutata anche dalla motricità della trazione integrale. Con piccoli interventi (aumento pressione turbo da 0,8 bar a 1,1 e riprogrammazione centralina Bosch Motronic) si superavano facilmente i 260 km/h mantenendo affidabilità e piacere di guida. Dotata di sistema 4×4 a ripartizione variabile di estrema complessità.

 

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Infatti un sistema elettro-pneumatico alimentato dal fluido del servosterzo e iniettato a controllo elettronico nel ripartitore permetteva una suddivisione variabile della coppia trasmessa ai due assali ruote e addirittura di staccare del tutto la trazione posteriore, ed era compatibile con l’Abs montato di serie. Questo punto nevralgico spesso soggetto a rotture costose ha peraltro trovato in officine specializzate (p.es. Dorfbrunnen Garage) una soluzione più economica. Sempre la turbo 4×4 a fronte di prestazioni da supercar ha evidenziato consumi di carburante limitati e una buona gestione anche del GPL tramite impianti ad iniezione, mantendo le elevate caratteristiche di elasticità e prestazionali. Dotata in seguito dei nuovi motori Ecotec da 136 e 170 CV, la Calibra restyling raggiungeva i 215 ed i 235 km/h, ma non raggiunse il successo originale delle prime versioni del 1992 1993: d’altronde quello era il periodo delle auto stradali da corsa, come Lancia Integrale, Punto/Uno Turbo, Escort Coswort, Toyota Celica, Etc, e il periodo in cui la passione per questo tipo di vettura, unite ad un’economia più florida, permetteva a molti anche giovani di avvicinarsi a questi sogni su 4 ruote. Le Calibra del periodo 1991-1993 in circolazione risultano anche le più accessoriate (tetti apribili, sedili in pelle e riscaldati, clima automatico, lavafari, etc.). Dal 1993 fece la sua comparsa anche l’airbag, prima solo guidatore poi anche passeggero. Le calibra 4×4 turbo prodotte fino al 1994 hanno il contachilometri con fondo scala a 280 km/h, quelle successive a 260 km/h.

Praticamente fu l’ultimo coupé di questa classe di grandezza prodotto dalla casa tedesca per molti anni, la Opel Tigra appartiene infatti ad un segmento inferiore. Per dimensioni la Opel Astra Coupé (derivata dalla 2ª serie della berlina omonima) si potrebbe collocare come sostituta, ma solo diversi anni dopo e solo sotto alcuni punti di vista, essendo anche l’Astra di fascia inferiore. La Calibra nasceva sul pianale della ammiraglia Vectra e a scapito della linea sportiva era lunga 4,5 metri e quindi non comparabile alle successive produzioni Opel, più piccole.

Tante ancora le calibra in circolazione. In particolare per le più rare e prestazionali 4×4 turbo (forse le più rappresentative versioni dell’intero progetto) i proprietari tendono a tenerle in condizioni perfette e non è raro vederne del 1992-1993 ancora come nuove, anche grazie alla tutto sommato facile reperibilità di ricambi, e alla qualità e resistenza al tempo di carrozzeria ed elettronica. Molteplici i club e le associazioni di appassionati di una macchina unica che per gli amanti risulta ancora bellissima e moderna.

 

Come è stato per altri modelli Opel, anche la Calibra venne marchiata da altre aziende del gruppo General Motors ed è stata quindi venduta anche come Vauxhall Calibra, Holden Calibra e Chevrolet Calibra.

La Calibra ha avuto una sua carriera sportiva non priva di grandi soddisfazioni. Le competizioni a cui ha partecipato furono svariate, ma quella più degna di nota fra tutte è stata il DTM tedesco, competizione in cui nel 1994 la Calibra del Team Rosberg si piazzò al terzo posto, pilotata da Klaus Ludwig, mentre due anni più tardi, nel 1996, la nuova e più potente V6 4×4 da 500 CV si afferma con nuove vittorie, sempre nel DTM. Alla fine della stagione Manuel Reuter diviene campione nei piloti e Opel nei costruttori.

La Calibra è stata utilizzata anche in alcune pellicole cinematografiche e compare persino in alcuni videogiochi. 

Opel Trixx

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TRIXX è l’innovativo prototipo di vettura ultra-compatta che Opel ha presentato nel 2004 al Salone dell’Automobile di Ginevra.

L’aggettivo “innovativo” va inteso nel vero senso della parola date le soluzioni tecniche adottate: 3 porte (che si aprono elettricamente a pantografo), 3 posti e mezzo (per 3 adulti e 1 bambino) e un portellone sul tetto ad apertura elettrica finalizzato al trasporto in posizione verticale di oggetti ingombranti… Il sedile posteriore è gonfiabile, quello anteriore del passeggero è estraibile mentre il bagaglio ha un piano di appoggio scorrevole! E quest’ultimo, ripiegando il sedile del passeggero, raggiunge una capienza massima di ben 890 litri.

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Lunga 3,04 metri, larga 1,66 ed alta 1,57, è spinta con lo stesso 1.300 turbodiesel common-rail da 70 CV (51 W) adottato su Corsa ed Agila (che è poi quello di origine Fiat).

«TRIXX illustra la nostra idea di automobile innovativa ed ultra-compatta di non oltre 3 metri di lunghezza» spiega Martin Smith, direttore esecutivo Opel responsabile per il Design. «Questo prototipo ha un aspetto molto originale e risponde a molte esigenze di mobilità, grazie anche ad un interno molto versatile e ben organizzato».

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Opel Antara (2011)

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L’Opel Antara si rifà il look e si prepara per il nuovo anno, fornendo a coloro che amano il marchio tedesco un’auto rinnovata e scattante, dotata di numerosi comfort che non potranno sfuggire, sia ai guidatori più esperti, sia a quelli con meno esperienza. La carrozzeria è stata ripensata e ora troviamo un frontale rinnovato, caratterizzato dai una griglia anteriore modificata con cornice cromata. Anche all’interno l’abitacolo offre nuovi innesti eleganti e un design della zona controlli diverso rispetto al passato.

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Tra gli interventi relativi a sicurezza e comfort vi sono il freno di stazionamento elettrico e  Hill Start Assist Sistema di Assistenza per la partenza in salita, l’indicatore di cambiata per l’inserimento della marcia superiore nelle versioni con cambio manuale, la disattivazione di airbag frontale e laterale lato passeggero per consentire il montaggio del seggiolino per il bambino, i pretensionatori delle cinture di sicurezza i limitatori di carico delle cinture anteriori e il kit riparazione pneumatici.

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La gamma delle motorizzazioni, totalmente rinnovate, comprende due propulsori diesel e un benzina a norma Euro 5 e garantisce migliori prestazioni dinamiche e una riduzione significativa di consumi ed emissioni. Anche le due trasmissioni – automatica e manuale a sei rapporti – sono state sviluppate da zero.

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Il diesel 2.2 CDTI viene offerto in due livelli di potenza. Il motore da 120 kW/163 cv eroga una coppia massima di 350 Nm ed è abbinato alla trazione anteriore o integrale e cambio manuale o automatico. Con consumi ridotti pari a 6,3 l/100 km (CO2: 167 g/km), accelerazione da 0 a 100 km/h in 9,9 secondi e velocità massima di 189 km/h (questi dati si riferiscono al modello con trazione anteriore e cambio manuale), questo propulsore offre un perfetto equilibrio tra efficienza e dinamica.

 

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Il diesel di maggior potenza, da 135 kW/184 cv (coppia massima 400 Nm), viene offerto di serie con la trazione integrale, è disponibile con entrambe le trasmissioni e spicca per le sue eccellenti caratteristiche dinamiche (0-100 km/h in 9,6 secondi; velocità massima 200 km/h). Questo motore vanta allo stesso tempo consumi ridotti e una elevata compatibilità ambientale, con consumi di 6,6 l/100 km ed emissioni di CO2 pari a 175 g/km.

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In alternativa ai motori diesel, in listino è presente il benzina 2.4 ECOTEC da 123 kW/167 cv, con una coppia massima di 230 Nm, con trazione anteriore e integrale, e cambio manuale . Con una accelerazione da zero a 100 km/h in 10,5 secondi, raggiunge una velocità massima di 190 km/h, i consumi sono pari a 8,8 l/km e le emissioni di CO2 sono di 206 g/km (versione a trazione anteriore con cambio manuale).

L’Opel Antara 2011 parte da un prezzo di listino di 23.500 €.

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Fonte: www.motorionline.com

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Opel Antara

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La Opel Antara è stata commercializzata in parte con lo scopo di coprire il vuoto lasciato dalla scomparsa della Opel Frontera, fuoristrada di casa Opel per oltre un decennio, ma in realtà con l’intento di tornare nel settore dei veicoli fuoristrada, anche se attraverso nuove vie. Come la sua antenata, anche la Opel Antara non è un progetto originale, ma è presa in prestito da un altro membro della famiglia General Motors.

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La Frontera, però, sebbene considerata come un SUV, era in realtà molto più vicina ad un fuoristrada vero, mentre l’Antara, oltre ad essere più affine al concetto di SUV, presenta anche caratteristiche tipiche dei crossover. La sua linea è mutuata dal prototipo Chevrolet SX3, presentata nel 2004, nell’ultima fase dell’acquisizione del produttore sudcoreano Daewoo da parte di GM. E infatti la Antara condivide l’intera scocca, tutta la meccanica, parte della carrozzeria e degli interni, con la Chevrolet Captiva, già in commercio anche in Italia da qualche mese prima del lancio della stessa Antara e nata dall’evoluzione del suddetto prototipo.

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Con la Captiva, l’Antara condivide anche il luogo dove viene assemblata, ossia la catena di montaggio in Corea del sud della Daewoo.
Rispetto alla Captiva, l’Antara presenta alcune differenze: innanzitutto i suoi allestimenti sono più curati della sorella statunitense, di modo da collocarla sul mercato un gradino più sopra.
Inoltre l’Antara è prevista solo a 5 posti, mentre la Captiva ne può offrire anche 7. Inoltre, è stato rivisto lo schema delle sospensioni, che risultano leggermente più rigide nel modello tedesco.

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Essendo disponibile unicamente a 5 posti, l’Antara ha dalla sua un’ottima capacità di carico. È pensata infatti per il tempo libero e a conferma di ciò viene anche dotata del pratico dispositivo Flex Fix, ossia un portabiciclette estraibile dalla parte posteriore, appena sotto la battuta del portellone.

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La Antara è equipaggiata con 2 unità a benzina e una a gasolio. Le due benzina sono un 4 cilindri in linea di 2405cc in grado di sviluppare 136cv, e un 6 cilindri a V di 3195cc in grado di sviluppare 227cv. Il diesel è prodotto dalla italiana VM Motori, ed è un 4 cilindri in linea di 1991cc, con tecnologia common rail e capace di 150cv.

 

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Nel 2010, la Antara 2.0 CDTI viene proposta anche con trazione sul solo avantreno (versioni 2WD). Alla fine dello stesso anno, arriva il restyling, che per l’Antara è concentrato prevalentemente sottopelle: esteriormente, infatti, si ha un ridisegnamento del paraurti anteriore, mentre dal punto di vista delle motorizzazioni viene cancellato il V6 da 3.2 litri, mentre esordisce un nuovo 4 cilindri da 2.4 litri, che va a rimpiazzare il vecchio, rispetto al quale differisce per l’alimentazione ad iniezione diretta e che arriva ad erogare una potenza massima di 167 CV contro i precedenti 140.

 

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In diversi mercati d’oltreoceano, però, questo motore viene proposto con potenza innalzata a 182 CV. Sul fronte dei diesel, invece, il vecchio 2 litri di orgine VM viene sostituito da un’altra unità del costruttore italiano, questa volta da 2.2 litri, e più precisamente da 2231 cm³. Tale motore viene proposto in due livelli di potenza, da 163 e da 184 CV.

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La Opel Antara, come tutte le Opel, è commercializzata nel solo Regno Unito con il marchio Vauxhall, lasciandone il nome immutato. La versione Vauxhall presenta la tipica calandra a V, unica differenza con la sorella tedesca.
È commercializzata inoltre in Oceania come Holden Captiva. Curiosamente sotto lo stesso nome viene commercializzata anche la Chevrolet Captiva.

 

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In suddetto mercato, infatti, la Antara è la versione sportiva e lussuosa della Captiva.
Ed ancora, negli Stati Uniti, l’Antara viene commercializzata sia con il nome di Chevrolet Captiva, sia come Saturn VUE, sia ancora come GMC Terrain.
Infine, in Corea del Sud dove viene anche assemblata, l’Antara viene commercializzata come Daewoo Windstorm.

 

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Opel Corsa Color Race

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Opel rende omaggio ad una delle sue vetture storiche, la Kadett B Rallye 1900 del 1969, con la Opel Corsa “Color Race”, serie speciale caratterizzata da una forte personalità a livello “cromatico”. Putroppo la casa tedesca si è limitata ad interventi estetici e la vettura, disponibile in giallo Sunny Melon, bianco Casablanca o Rosso Magma, non ha subito modifiche tecniche.

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Di serie la nuova Opel Corsa Color Race, oltre agli inserti in contrasto con il resto della carrozzeria e ai vari adesivi, propone cerchi in lega bruniti da 17 pollici, tetto panoramico, volante in pelle.

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Tre i motori disponibili: il 1.4 benzina da 87 o 100 cavalli e il 1.7 diesel CDTi da 130 cavalli.
Disponibile solo per il mercato tedesco la nuova Opel Corsa Color Race avrà un prezzo di partenza di 15.560 Euro.
 

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Opel Meriva serie 2

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Al Salone di Ginevra del 2008, era stata svelata una concept-car che non solo anticipava le linee della nuova generazione della Meriva, ma di fatto ne avrebbe costituito il modello quasi definitivo. Proprio per questa sua quasi ufficialità, la concept tedesca destò sorpresa per le sue innovazioni e per il suo design. Tra le “chicche” salienti di questo prototipo la più visibile era quella inerente all’apertura “ad armadio” delle portiere, cioè con le posteriori incernierate posteriormente e quelle anteriori anteriormente. Questo sistema di apertura venne sperimentato dalla Casa tedesca già nel 2005, precisamente su una Meriva A approntata come base sperimentale per studiare la possibilità di montare questo tipo di portiere.

 

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Nel 2009, venne reso noto l’aspetto definitivo della monovolume compatta della Opel, che quindi non si discostava parecchio dall’aspetto della concept originaria.
La presentazione ufficiale è avvenuta al Salone di Francoforte del 2009: la produzione di pre-serie è stata avviata nei primi giorni del gennaio 2010, mentre una nuova presentazione si è avuta al Salone di Ginevra. Durante questo periodo di presentazioni, la Meriva ha mostrato tutte le sue peculiarità, oltre alla inusuale apertura delle porte, tutti aspetti e caratteristiche volti ad offire alla clientela il massimo della modulabilità dello spazio interno.

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La Meriva B ha costituito un salto evolutivo enorme rispetto alla precedente Meriva, sotto tutti i punti di vista. Esteriormente, il corpo vettura è notevolmente aumentato negli ingombri e sfoggia un look molto più moderno, nello stile delle recenti Astra J ed Insignia Questo aspetto si ritrova in particolare nel particolare taglio dei gruppi ottici, sia anteriori che posteriori. Della concept originaria vengono mantenute anche le portiere “ad armadio” (beninteso, “ad armadio”: molte fonti le descrivono come portiere “a libro”, sbagliando, poiché quest’ultima configurazione ha le incernierature invertite rispetto a quelle della Meriva B). La seconda serie della Meriva, insomma, si distacca in parte dalla posizione commerciale occupata dalla serie precedente, per andare a proporsi anche come alternativa a modelli di classe più alta.

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Per questi motivi, tra le sue concorrenti è più sensato citare modelli come la Mercedes-Benz Classe B e la Scénic X-Mod, piuttosto che altri come la Daihatsu Materia e la Fiat Idea, oramai dimensionalmente più lontani dalla nuova Meriva e più vicini invece alla vecchia. L’incremento negli ingombri, infatti, è stato di oltre 24 cm in lunghezza e di quasi 12 in larghezza, mentre l’altezza è invece leggermente diminuita (circa 1 cm in meno). Leggero incremento anche per l’interasse, più lungo di circa un centimetro e mezzo.
Tutti questi aumenti negli ingombri vanno a riflettersi in maniera evidente nell’abitacolo, progettato in funzione del confort di marcia, della funzionalità e della capacità di carico. A tale scopo, la Casa di Rüsselsheim ha depositato una lunga serie di brevetti (si parla di circa una dozzina) inerenti particolari dispositivi volti ad offrire il massimo della modularità dello spazio interno, nonché della sua abitabilità. Sono nati così i seguenti cinque sistemi:

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– FlexDoors: è il sistema di apertura “ad armadio” delle portiere. Per la verità l’innovazione non sta tanto nella particolare incernieratura delle portiere e nella loro conseguente modalità di apertura. In fondo, questo sistema si vedeva già molti decenni fa in alcune vetture nostrane e non (va citata per esempio la Lancia Aurelia degli anni cinquanta e prima ancora, nei tardi anni trenta, un’altra Opel, la Admiral), ed oggigiorno è presente nella produzione Rolls-Royce. La particolarità di questo aspetto della Meriva B sta nell’ampio angolo di apertura delle portiere, che arriva fino ad 87º, consentendo un accesso molto comodo ai passeggeri, che possono contare su un ottimo livello di sicurezza, garantito da un dispositivo che blocca automaticamente le portiere ad una velocità superiore ai 4 km/h.

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– FlexSpace: si tratta di un’evoluzione del sistema già utilizzato per la Meriva A: si ritrova perciò il divanetto posteriore composto da tre sedili che possono scorrere avanti e indietro indipendentemente l’uno dall’altro, e persino lateralmente, dando modo di passare da 5 a quattro posti, con il sedile centrale che si tramuta in un comodo portaoggetti. Lo stesso sistema permette di abbattere l’intero divanetto o solo parte dei sedili che lo compongono, aumentando così la capacità di carico fino ad un massimo di 1500 litri.

– FlexRail: tunnel portaoggetti scorrevole;

– FlexFix: questo sistema non riguarda in realtà lo spazio interno, poiché si tratta in realtà di un gancio estraibile dalla coda della vettura e che consente il trasporto di una o due biciclette.

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– FlexFloor: possibilità di sollevare il piano di carico del bagagliaio per facilitare il carico di oggetti pesanti o ingombranti.

La Meriva B si presenta al pubblico come una vera e propria miniera di innovazioni che punta di fatto alla fascia premium del segmento, ed è anche per questi motivi che una vettura come la Mercedes-Benz Classe B è da considerarsi rivale della Meriva B alla pari.

A differenza della serie precedente, la base meccanica della Meriva B non è più derivata dalla segmento B di turno, ossia la Corsa D, bensì dalla Zafira B (e quindi anche dalla Astra H).

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Riguardo le motorizzazioni, Opel offre un’ampia gamma di propulsori, sia benzina che diesel. Tra i primi abbiamo un 1.4 16V con tre diversi livelli di potenza: 100CV (aspirato), 120CV e 140CV, questi ultimi dotati di turbo compressore; tra i diesel, l’offerta si articola tra un 1.3 CDTI 16CV di origine Fiat (multijet) proposto sia con 75CV che 95CV ed un 1.7 CDTI di origine Isuzu da 100CV (abbinato solo ad un cambio automatico), 110CV e 130CV. Nel corso del 2011 è prevista anche una versione bi-power benzina/gas ma al momento non si hanno date precise.

La Meriva B viene proposta in quattro livelli di allestimento: Elective (base) e i più ricchi Cosmo, b-color e b-color panoramic.

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La versione Elective è comunque già completa, poiché comprende nella dotazione di serie airbags frontali, laterali e per la testa anteriori e posteriori; il clima manuale, ABS, ESP, CBC, controllo della trazione e assistenza alla frenata di emergenza; retrovisori esterni riscaldabili e regolabili elettricamente e tutti i pacchetti Flex già descritti tranne il FlexRail. La Cosmo aggiunge gli interni in misto pelle/tessuto, il clima automatico bizona, i cerchi in lega da 16″, il volante e il pomello del cambio in pelle, i fendinebbia, i vetri laterali posteriori oscurati e la radio con doppio sintonizzatore e 7 casse. La versione b-color aggiunge rispetto alla Cosmo il tetto nero lucido e i fari anteriori ruotanti in curva mentre la b-color panoramic il tetto panoramico in vetro fisso e i fari ruotanti. Questi due allestimenti montano di serie i cerchi da 18 pollici.

Opel Meriva serie 1

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La Meriva è una monovolume di fascia bassa, prodotta a partire dal 2003 dalla Casa automobilistica tedesca Opel.

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Si tratta di una vettura voluta dai vertici Opel per completare la gamma di monovolume Opel posizionandosi tra la piccola Agila e la Zafira. In fase di progettazione, i tecnici Opel hanno ricevuto direttive ben precise inerenti alla flessibilità dell’abitacolo e la qualità costruttiva, più alta possibile, in modo tale da creare fastidi anche a vetture di ben più alto lignaggio, come per esempio la Mercedes-Benz Classe A. La Meriva è stata svelata per la prima volta nel maggio 2002, ma la presentazione ufficiale sarebbe avvenuta al Salone di Ginevra dell’anno seguente e le vendite sono iniziate in quella stessa primavera, con l’avvio della produzione della prima serie. La produzione era stata stabilita in Brasile e a Saragozza, in Spagna.

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La prima serie della Meriva, denominata anche Meriva A è stata appunto quella la cui commercializzazione iniziò nel mese di aprile del 2003: la vettura era caratterizzata da una carrozzeria decisamente arrotondata, quasi “ad uovo”, disegnata per garantire ottimi requisiti di abitabilità interna, ma anche per ottenere un buon Cx, che in questo caso era di 0.32. Il frontale riprendeva i motivi stilistici delle Opel dell’epoca, in particolare della Corsa C (con cui la Meriva A condivideva la base meccanica) e delle Vectra C. La coda tonda era caratterizzata dai fari a sviluppo verticale posti molto in alto, ai lati del lunotto. Il grande portellone posteriore aveva la battuta piuttosto in basso, così da agevolare i carichi di oggetti ingombranti e/o pesanti.

 

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Come la più grande Zafira, la Meriva ha degli interni modulabili a seconda delle esigenze, chiamati FlexSpace. Ha cinque posti su due file. Il divano posteriore è scorrevole in avanti, all’indietro ed in svariate altre posizioni ed adattamenti: è infatti anche frazionabile ed è trasformabile in due poltrone singole affiancate e separate tra loro da un bracciolo. Proprio la modulabilità dello spazio interno è stato uno dei punti di forza della Meriva, un fattore che ne ha decretato il successo. Gli altri pregi della vettura stavano nel curato livello di assemblaggio e nel prezzo conveniente.

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La Meriva, basandosi sulla piattaforma della Corsa C, ne ereditava le principali caratteristiche telaistiche, tra cui l’avantreno a ruote indipendenti con bracci trasversali e barra stabilizzatrice ed il retrotreno a ruote interconnesse. L’impianto frenante era a dischi, sia anteriormente che posteriormente con i dischi anteriori anche autoventilanti. Tuttavia non mancavano sostanziali adattamenti e novità strutturali specifiche, per esempio quella che consentiva di dissipare l’energia degli urti frontali in maniera più efficace. Lo stesso interasse della vettura è stato notevolmente allungato (da 2.49 a 2.63 m) per ottimizzare l’abitabilità interna. Inoltre, il retrotreno, pur essendo molto simile a quello della best-seller Opel di segmento B, è stato costruito utilizzando anche componenti di provenienza Astra G e Zafira A.

 

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Il cambio era inizialmente solo manuale a 5 marce, ma in seguito, nelle versioni successive, sarebbe arrivato anche un manuale a 6 marce. A richiesta, comunque, si poteva avere anche un cambio sequenziale Easytronic.
La gamma iniziale della Meriva ha esordito nell’aprile del 2003 e prevedeva per la maggior parte motori a benzina: vi erano quindi il 1.6 16v ed il 1.8 16v, da 101 e 125 CV, più un 1.6 ad 8 valvole da 87 CV, che però non venne mai importato in Italia. Come motore diesel, si poteva avere inizialmente solo un 1.7 DTI (non common rail) da 75 CV, che però sarebbe arrivato ufficialmente nelle concessionarie solo due mesi più tardi.

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Fin dal suo debutto, la Meriva è stata proposta con un ottimo livello di dotazione, volto soprattutto a salvaguardare la sicurezza degli occupanti e ad offire un buon confort di marcia. Fin dalla versione base, la Meriva offriva infatti il doppio airbag più gli airbag laterali, l’ABS ed il climatizzatore. Tale dotazione poteva essere estesa grazie ad una completa lista optional che comprendeva tra l’altro gli airbag a tendina, i poggiatesta attivi, i fari allo xeno, il sensore di parcheggio ed il doppio tetto apribile.
In seguito, la dotazione di serie è stata arricchita ed è arrivata a comprendere anche l’ESP. Anche la lista optional si è allungata grazie all’arrivo di altre chicche come i fari alogeni auto-adattativi ed il navigatore satellitare.

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Inizialmente la gamma Meriva era composta di due livelli di allestimento, Enjoy e Cosmo, e di tre motorizzazioni, tutte a 4 valvole per cilindri: un 1.6 ed un 1.8 a benzina, più un 1.7 DTI turbodiesel ad iniezione diretta. In alcuni mercati, come quello tedesco, la Meriva è stata proposta anche con un 1.6 a 2 valvole per cilindro, meno potente.
Nel 2004 la gamma venne ampliata con l’arrivo di un 1.4 a benzina e di un 1.7 CDTI, ossia turbodiesel common rail. Fu introdotto anche un nuovo allestimento, denominato Club e riservato al 1.4 benzina ed al 1.7 DTI. Sempre del 2004 è anche l’introduzione di una prima edizione speciale denominata Fashion Line, disponibile con qualsiasi motorizzazione prevista fino a quel momento per la Meriva.

 

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Nel 2005, in seguito alla joint-venture tra General Motors e Gruppo Fiat, la Meriva ricevette anche il nuovo 1.3 CDTI turbodiesel common rail di origine Fiat, il quale andò a rimpiazzare il 1.7 DTI, ormai non più competitivo. Nello stesso anno, nei mercati dov’era prevista, la Meriva 1.6 a 2 valvole per cilindro è stata tolta di produzione.
Nel marzo 2006 la Meriva venne sottoposta ad un leggero restyling, visibile soprattutto nella calandra ridisegnata, nei nuovi fari anteriori trasparenti e nei fari posteriori bruniti. Il restyling fu l’occasione per riaggiornare ancora una volta la gamma: innanzitutto venne introdotta la versione di punta, denominata Meriva OPC, ed equipaggiata da un 1.6 sovralimentato in grado di erogare 180 CV. Inoltre fu introdotto il 1.6 twinport, la cui potenza passò da 101 a 105 CV. Altro aggiornamento fu nel 1.3 CDTI, che passò da 70 a 75 CV e ricevette il filtro antiparticolato.

 

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Nel 2007 è stato introdotto il nuovo 1.7 CDTI da 101 CV, mentre in Sudamerica è stata tolta di produzione la Chevrolet Meriva, a causa di un drastico crollo nelle vendite.
Nel 2008 viene svelata la concept che avrebbe anticipato le linee della futura generazione della Meriva, mentre tra alla fine dello stesso anno viene reso noto l’aspetto della nuova Meriva B. Ciononostante, la gamma della Meriva A non subì ridimensionamenti ed ha continuato ad essere prodotta in un’ampia gamma di motorizzazioni. L’unico grosso aggiornamento, risalente al 2009, si è avuto con l’uscita di produzione della versione OPC. Inoltre, nel mese di luglio è stata introdotta la versione a GPL, spinta da un 1.4 accoppiato appunto con l’impianto a gas.

 

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Nel giugno del 2010, la Meriva A esce di produzione per lasciare il posto alla Meriva B (Opel Meriva serie 2).

Opel Zafira

Dopo due anni dall’uscita dell’ultima versione, la Opel Zafira si rifà il trucco, con un restyling estetico e di motorizzazioni.

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Le modifiche più importanti riguardano il frontale, a caccia di un aspetto più sportivo, e l’introduzione di nuovi motori che promettono risparmio. Nel complesso, però, il piatto forte resta l’intelligente organizzazione degli spazi già proposta dal modello precedente (il sistema Flex7 di ripiegamento dei sedili).

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I paraurti hanno linee meno squadrate, così come i fendinebbia. Il tutto in un’ottica di maggior morbidezza lineare di tutta la macchina. La fiancata cambia poco rispetto al modello attualmente in commercio, il disegno resta il medesimo, ma scompare il fascione paracolpi in plastica nera, sostituito da un più elegante bordo in tinta.

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Anche posteriormente le linee sono le medesime. Solo la minigonna che chiude il paraurti mostra un taglio differente. La posizione di guida della Zafira gode di ampie regolazioni in altezza e profondità sia per il volante sia per il sedile, ciò nonostante trovare una posizione in cui il primo non sia troppo orizzontale e le gambe non troppo piegate non è semplicissimo, con la seduta che rimane sempre un po’ troppo alta.

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In compenso, la visibilità in questo modo viene avvantaggiata in tutte le direzioni. Gli interni si confermano ben rifiniti e realizzati con materiali che danno l’impressione di essere molto robusti, sono infatti minimi i rumori provenienti dalla plancia o dai rivestimenti anche quando si passa su un tratto di strada molto sconnesso.

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Opel Zafira è prodotta con 4 motorizzazioni benzina, 2 Diesel ed una a metano. La gamma benzina è, poi, composta da un 1.6 Ecotec da 115 CV, che percorre 100 chilometri con 7 litri di carburante, raggiunge i 100 km/h con partenza da fermo in 13.4 secondi ed una velocità massima di 185 km/h;

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un 1.8 Ecotec da 140 CV disponibile, oltre che con cambio automatizzato, con cambio manuale a 5 marce; un 2.2 Direct Ecotec da 150 CV ed infine il massimo della gamma dal punto di vista delle prestazioni è riservato alla sportivissima versione OPC ad alte prestazioni che accelera da 0 a 100 km/h in 7.8 secondi e raggiunge una velocità di 231 km/h. Il motore 2.0 da 240 CV (177 kW) rende la OPC la monovolume compatta più veloce del mondo.

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La gamma dei turbodiesel disponibili su Opel Zafira va invece dal nuovo 1.7 CDTI da 110 CV ( raggiunge i 100 km/h con partenza da fermo in 13.4 secondi e la velocità massima è pari a 179 km/h) al già noto 1.9 CDTI da 150 CV, ottenibile con cambio manuale oppure automatico a 6 marce. E, infine, c’è l’economico 1.6 CNG (Compressed Natural Gas) a metano da 94 CV.

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La sua capacità di carico è di 654 litri con 5 posti occupati e di 1.820 litri con due. A richiesta, il sedile del passeggero anteriore può essere dotato di schienale ripiegabile in avanti, scomparto porta-oggetti sotto il piano di seduta e tavolinetto posteriore ripiegabile.

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Di serie Opel Zafira propone ESP Plus, ABS ed altri dispositivi di sicurezza, come gli airbag a tendina per la testa di passeggeri anteriori e posteriori seconda fila e quelli frontali e laterali lato guida e passeggero.

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Opel Meriva

La Meriva è un’autovettura monovolume prodotta a partire dal maggio 2003 dalla Casa automobilistica tedesca Opel.

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Si tratta di una vettura voluta dai vertici Opel per completare la gamma di monovolume Opel posizionandosi tra la piccola Agila e la Zafira. Basata sulla piattaforma della Opel Corsa di terza generazione, la Meriva è stata svelata per la prima volta nel maggio 2002, ma le vendite sono iniziate nella primavera dell’anno successivo.

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Viene prodotta in Brasile e a Saragozza, in Spagna.
Esternamente, la Meriva propone un corpo vettura decisamente arrotondato, quasi “ad uovo”, disegnato per garantire ottimi requisiti di abitabilità interna.

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Come la più grande Zafira, la Meriva ha degli interni modulabili a seconda delle esigenze, chiamati FlexSpace. Ha cinque posti su due file. Il divano posteriore è scorrevole in avanti e in indietro.

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La Meriva è stata proposta con il marchio Opel nella maggior parte dei mercati mondiali, ma anche con altri marchi. Di seguito vengono illustratti i tre marchi con la Meriva è stata prodotta:

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Opel Meriva: Europa, Singapore, Giappone
Vauxhall Meriva: Regno Unito
Chevrolet Meriva: America Latina. Era disponibile solo con motori 1.8 8V, 1.8 16V e 1.7 DTI.
Inizialmente la gamma Meriva era composta di tre livelli di allestimento, Enjoy e Cosmo, e di tre motorizzazioni, tutte a 4 valvole per cilindri: un 1.6 ed un 1.8 a benzina, più un 1.7 DTI turbodiesel ad iniezione diretta.

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In alcuni mercati, come quello tedesco, la Meriva è stata proposta anche con un 1.6 a 2 valvole per cilindro, meno potente. Nel 2004 la gamma venne ampliata con l’arrivo di un 1.4 a benzina e di un 1.7 CTDI, ossia turbodiesel common rail. Fu introdotto anche un nuovo allestimento, denominato Club e riservato al 1.4 benzina ed al 1.7 DTI.

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Sempre del 2004 è anche l’introduzione di una prima edizione speciale denominata Fashion Line, disponibile con qualsiasi motorizzazione prevista fino a quel momento per la Meriva.

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Nel 2005, in seguito alla joint-venture tra General Motors e Gruppo Fiat, la Meriva ricevette anche il nuovo 1.3 CDTI turbodiesel common rail di origine Fiat, il quale andò a rimpiazzare il 1.7 DTI, ormai non più competitivo. Nello stesso anno, nei mercati dov’era prevista, la Meriva 1.6 a 2 valvole pr cilindro è stata tolta di produzione.

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Nel marzo 2006 la Meriva venne sottoposta ad un leggero restyling, visibile soprattutto nella calandra ridisegnata. Il restyling fu l’occasione per riaggiornare ancora una volta la gamma: innanzitutto venne introdotta la versione di punta, denominata Meriva OPC (vedi foto), ed equipaggiata da un 1.6 sovralimentato in grado di erogare 180 CV.

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Inoltre fu introdotto il 1.6 twinport, la cui potenza passò da 101 a 105 CV. Altro aggiornamento fu nel 1.3 CDTI, che passò da 70 a 75 CV e ricevette il filtro antiparticolato.
Nel 2007 è stato introdotto il nuovo 1.7 CDTI da 125 CV, mentre in Sudamerica è stata tolta di produzione la Chevrolet Meriva, a causa di un drastico crollo nelle vendite.

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Fin dal suo debutto, la Meriva è stata proposta con un ottimo livello di dotazione, volto soprattutto a salvaguardare la sicurezza degli occupanti. Fin dalla versione base, la Meriva offriva infatti il doppio airbag più gli airbag laterali, l’ABS ed il climatizzatore.

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Tale dotazione poteva essere estesa grazie ad una completa lista optional che comprendeva tra l’altro gli airbag a tendina, i poggiatesta attivi, i fari allo xenon, il sensore di parcheggio ed il doppio tetto apribile. In seguito, la dotazione di serie è stata arricchita ed è arrivata a comprendere anchel’ESP.

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Anche la lista optional si è allungata grazie all’arrivo di altre chicche come i fari alogeni auto-adattativi ed il navigatore satellitare. La Meriva, basandosi sulla piattaforma della Corsa C, ne eredita le principali caratteristiche telaistiche, tra cui l’avantreno a ruote indipendenti con bracci trasversali e barra stabilizzatrice ed il retrotreno a ruote interconnesse.

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L’impianto frenante è a dischi, sia anteriormente che posteriormente con i dischi anteriori anche autoventilanti. Il cambio è normalmente manuale a 5 marce, ma la OPC monta un manuale a 6 marce, disponibile a richiesta anche sulla 1.7 CDTI da 101 CV. In seguito, il cambio a 6 marce è stato proposto di serie anche sulle due versioni 1.7 CDTI, da 101 e 125 CV.

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Inoltre in alternativa, era possibile avere, sempre a richiesta, un cambio sequenziale Easytronic.
I motori della Meriva sono tutti a 4 cilindri ed a 4 valvole per cilindro, se si eccettua la versione 1.6 ad 8 valvole, non importata in Italia.

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La seguente tabella mostra le varie motorizzazioni previste per la Meriva nel corso della sua produzione:

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